Una moderna città antica.

Parole che hanno significati diversi, in contrapposizione tra loro.
Eppure riferibili sicuramente alla nostra città.
Per me parlare di una Viterbo di oltre cinquant’anni fa, non è difficile.
Ma io vorrei parlare di una città ancora più antica.
La Viterbo che non vogliamo o non sappiamo conservare.

Si perché sembra proprio che vogliamo modernizzare forzatamente questa città dalle splendide origini medioevali.
Lavori pensati forse più per la vanagloria di amministratori che vogliono lasciare un segno del loro passaggio, forse per accontentare interessi nascosti, forse per riscattare insuccessi inattesi in altri settori.

Una Valle Faul inondata di cemento e trasformata in un improbabile e improponibile parcheggio, una via principale, non antica ma comunque importante, rivisitata a boulevard da chi voleva riempirsi la bocca con il francesismo del termine, una vecchia e facilmente ristrutturabile pensilina trasformata in un parallelepipedo di metallo e vetro, costruzioni moderne inserite in un tessuto urbano con una ben diversa storia e di lontana epoca.

La piazza antistante il Palazzo Papale usata come platea per moderni spettacoli, per teatri improvvisati su palchi invasivi che coprono la splendida loggia, Piazza del Gesù trasformata in una enorme friggitoria per feste di una unità che non esiste più ormai da tempo e con il risultato di rovinare per sempre parte dell’antica pavimentazione, il quartiere San Pellegrino usato come parcheggio da prepotenti automobilisti.

Proprio San Pellegrino paga il prezzo più alto.
Strade strette, antichi lastroni che sovrastano altrettanto antiche cantine e sotterranei, maestosi profferli e splendidi terrazzi.
Vie pensate per il traffico di lenti carretti trainati da animali, per il dondolare quieto di passanti, di persone con i sacchi in spalla, con le caraffe in testa, per le chiacchierate serene di donne sedute sui gradini, per i giochi di bambini festanti, per i racconti dei propri ricordi tra stanchi anziani.

Vie non certo costruite pensando alle moderne automobili, ai pesanti autocarri.
Lastroni che si muovono al passaggio di automobili poco attente al rispetto che il luogo meriterebbe, scie di olio bruciato a memoria perenne di come consideriamo un bene prezioso lasciatoci dai nostri avi.
Per non parlare di quando lo usiamo come sfondo per il passaggio della Mille Miglia.
Centinaia di auto pesanti e inquinanti, seguite da auto più moderne e potenti e ingombranti che magari si “incastrano” fra quelle strette vie, come è successo anche quest’anno.
Una mancanza di rispetto assoluta, uno sfregio del moderno nei confronti dell’antico.
Perché anche la più antica delle auto in quel contesto è fuori posto.

Come fuori posto sono i cavi in vista delle antenne, i fili della corrente, i tubi del gas, le centraline del telefono.
Non si può evitare tutto, anche gli abitanti hanno i loro diritti, ma una maggiore attenzione all’ornato dovrebbe essere la prima preoccupazione di chi deve prendersi cura di una città con tanta storia alle spalle.

Certo non voglio gettare la croce addosso a questa amministrazione, anche le precedenti hanno le loro colpe.
Voler guardare al futuro senza curarsi del passato, senza considerare cosa ci hanno lasciato i nostri avi, senza pensare di evidenziare al mondo la bellezza di un posto quasi unico.

Creiamo parcheggi intelligenti ma non togliamo le auto dal centro, pensiamo a una segnaletica informatizzata ma non mettiamo indicazioni turistiche per arrivare in centro, liberiamo le piazze ma lasciamo che tutti ci parcheggino, organizziamo manifestazioni che portino i cittadini a riconquistare la città ma li lasciamo camminare in mezzo a un traffico infernale di automobili, permettiamo ristrutturazioni distruttive che non tengono conto dell’unicità degli edifici, istalliamo luci che nulla hanno a che vedere con l’ambiente che le ospita, costruiamo ascensori per facilitare il turismo “mordi e fuggi” e non ci prendiamo cura di quei visitatori che vorrebbero invece conoscere più a fondo Viterbo.

Insomma, una miscellanea di antico e moderno che non contenta nessuna delle due condizioni.
Non so se esistono soluzioni, se altre e più attente amministrazioni riusciranno a conservare quello che fino a oggi si è cercato di distruggere.
Personalmente credo che servano persone capaci di rivalutare la nostra storia, che la conoscono, che conoscano la cultura del nostro territorio, l’ambiente, il centro storico e i suoi antichi palazzi, persone che amino veramente questa città. Altrimenti le cose andranno sempre peggio.

Forse trasformeremo Viterbo in una città moderna, forse addirittura proiettata nel futuro.
Ma sarà una città falsa, irriconoscibile e irriconoscente, violentatrice delle proprie origini e stupratrice della propria storia.
È questo il prezzo della modernità?
Se si, allora è un prezzo troppo alto.

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