Tanto odio, poco cordoglio.

In questi giorni sono state spese milioni di parole, chili di insulti, quintali di ipocrisie.
Dopo i fatti di Parigi, si pensa debba esserci il cordoglio, la vicinanza con i cugini francesi, la sofferenza per le loro vittime.
Invece si usano solo parole d’odio.

Parole senza senso che denotano una profonda ignoranza su quello che accade nel mondo, che denotano una totale ipocrisia nel voler vedere solo quello che fa comodo vedere, nell’ignorare centinaia di morti che non vengono in egual misura gettati in pasto ai giornali, fatti buttati in prima pagina, protagonisti di ore e ore di collegamenti televisivi.
Pochi si rendono conto che in fondo è solo propaganda, la scusa per i soliti noti di affollare i salotti televisivi con i loro slogan, le loro misere parole, il loro falso interesse.

Spettacolo, il tutto ridotto a un misero spettacolo.
Anche sui social è tutto un fiorire di parole di circostanza, alcune di sofferenza, molte di odio.
Condivisioni a non finire, scarsa informazione come regola, cecità nel commentare.
I morti non sono tutti uguali, alla faccia della Livella recitata dal compianto Totò, esistono i morti di serie A e quelli di serie B.
Ogni tanto qualcuno prova a ricordare altri spargimenti di sangue passati in sordina, ma niente da fare, se non c’è il tam tam mediatico, non li considera nessuno.

E così, dopo essere stati tutti “Charlie Hebdo” ora siamo tutti “Francesi”.
Una fiera dell’ipocrisia che non risparmia nessuno.
“Je suis Charlie”, lo ricordate?
E quanti pensate che conoscessero il giornale fino a quel momento?
Quanti erano a conoscenza degli articoli che pubblicava, della satira pungente e a volte dissacrante, delle scelte redazionali?
Eppure si era tutti “Charlie”, faceva tendenza, dimostrava appartenenza, faceva sentire parte del branco.
Poi la stessa gente si è sentita gravemente offesa quando, poco tempo dopo i fatti incresciosi, quello stesso giornale ha preso di mira il Papa.
Già, fino a quando sfottiamo le religioni altrui va tutto bene, ma non toccateci la nostra.

E dopo i fatti di Parigi, in quattro e quattr’otto, si mette in piedi un’azione di rappresaglia con tanto di dati sulle postazioni dell’Isis da colpire.
Postazioni ovviamente scoperte solo mezz’ora prima, altrimenti…

Oggi tanti profili hanno la bandiera francese.
Non mi piace, lo confesso, mi suona tanto di ipocrisia.
Non vedo altre bandiere nei profili, non vedo la sofferenza per i tanti altri morti di questi giorni. Forse perché la pelle è leggermente diversa, forse perché la loro religione è diversa.
Una religione basata, scrivono i poco informati, sulla violenza, sull’assassinio di chi non vuole riconoscerla.
Le crociate, gli stermini compiuti in nome del nostro Dio, i missionari che invece di portare aiuti portavano crocifissi e parola del Signore, i santini in cambio dell’oro, vi dicono niente?

Pensate che tristezza per quelle povere vittime immaginare di essere sfruttate per le solite campagne elettorali di qualcuno, di essere usate per diffondere odio, per riempire i pomeriggi televisivi di inutili conduttrici becere e male informate, per dar modo a un giornalista che disonora il suo ordine di far parlare di se, nel bene e nel male.

Personalmente provo schifo, delusione, tristezza.
Ma continuiamo pure a condividere pensieri preconfezionati, a istillare paura con foto sciocche di movimenti di eserciti, diamo modo ai nostri politicanti di sfruttare la rabbia del popolo indirizzandola altrove.
Chiudiamo le frontiere, imbracciamo le armi, cacciamo i diversi, accendiamo le ruspe.
Ma soprattutto proviamo ad usare quei due neuroni che abbiamo in quella scatola cranica sempre più spesso vuota, diamo un senso alla nostra dignità provando a informarci prima di aprire la bocca.

Come sempre, opinione del tutto personale.

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