Soubrettina grandi tette.

A volte mi viene da pensare alle giovani soubrette o alle ragazze che vorrebbero comunque diventarlo.
Per alcune di loro conta solo l’apparenza.
Magari hanno una bella voce ma non vogliono cantare, magari sanno recitare ma non vogliono farlo, magari sono brave ballerine ma non vogliono ballare. Non vogliono lavorare sulle loro doti.
E allora puntano tutto sull’immagine, senza faticare troppo mettono in evidenza quello che credono sia la parte migliore di loro.
Le tette.

E, visto che “agli uomini piacciono le bionde”, si fanno anche crescere una cascata di capelli biondi.
Immagine splendida, per chi si ferma all’apparenza.
Peccato che poi sotto quella massa di capelli alle volte ci sia una scatola vuota, peccato che quelle grandi tette con il tempo si affloscino, perdano consistenza, perdano il fascino.
E allora ci si accorge che dietro non c’è nulla, che tutto era basato solo su quelle tette.

Poi, da becero maschilista, pensi che la ragazza tanto fascino e poco cervello è buona per una sera, che non può competere con una ragazza forse meno attraente ma con altre doti e tanto cervello.
La bella “sesta” misura per una sera, la donna completa per tutta la vita.

Questa premessa per giustificare il perché a volte giudico Viterbo la “soubrettina grandi tette”.
Anche noi abbiamo doti nascoste, però non vogliamo evidenziarle, non vogliamo lavorarci sopra.
Troppo facile e scontato mettere in mostra le nostre tette, o meglio quello che riteniamo ci rappresenti nel modo più completo.
E allora ecco ancora e sempre la “macchina”, “Caffeina”, San Pellegrino in Fiore e poco altro.
Se escludiamo la sagra della porchetta e le varie cene che a ogni titolo si consumano in concomitanza delle feste della nostra Santa.

Gira tutto attorno a questi eventi, si spendono soldi solo per loro, ci si preoccupa solo di loro.
Sono le uniche poche cose che le menti illuminate, quelle nella scatola vuota sotto la cascata di capelli biondi, riescono a immaginare come ciò che può rappresentarci.
Il Palazzo Papale, il conclave, la nostra storia, San Pellegrino, i palazzi storici in ogni via del centro, le fontane, gli artisti, i dintorni della città, il territorio.
Tutto sacrificato in nome di una pigrizia mentale che spinge a individuare sempre e solo in quei pochi eventi ciò che può attirare turismo, e quindi lavoro, e quindi economia.

La macchina, soprattutto.
La macchina e la soubrettina, quella capace di attirarti per una sera, per un giorno.
Ma non in grado di farti innamorare, di farti fermare per scoprire tutto quello che c’è dietro, di invogliarti a scoprirla.
Un turismo usa e getta, il turismo di una sera, l’avventura di una notte.
Non abbiamo altro, anche se poi non sappiamo con quali soldi farla tornare da Milano, con quali metterla in piazza per Natale, con quali spedirla a Roma, con quali spedirla in Cina.

Poi Caffeina, alla costante ricerca di fondi, banchetto in piazza, finanziamento da un imprenditore, finanziamento dal comune, finanziamenti dai cittadini, velate minacce di non replicarla l’anno dopo e poi quello dopo e quello dopo ancora.

Del resto, come dicevo, sembra che non abbiamo altro di cui preoccuparci oltre alle tette.
Basta vedere i consigli comunali per accorgersi che li si discute del nulla, di problemi che non interessano neanche i Viterbesi ma che riguardano solo mantenimenti di poltrone e di interessi personali.
Niente altro.

Niente idee, niente proposte, niente soluzioni.
Non si canta, non si balla, non si recita, non si usa la testa, non si cercano alternative.
Si continua solo a mettere in mostra le grandi tette.

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