Signore e signori, ecco a voi il Natale.

Ci siamo, ancora pochi giorni e festeggeremo il Natale 2015.
Novità rispetto a quello dell’anno passato?
Nessuna.

Arriva Natale e ci sentiamo tutti più buoni, andiamo a salutare parenti che non vediamo mai, anche se vivono a pochi isolati da casa nostra, spediamo cartoline di auguri a parenti ed amici lontani dei quali ci ricordiamo solo in questa occasione, abbracciamo colleghi di lavoro che solitamente odiamo con tutto il cuore, stringiamo la mano a persone alle quali stringeremmo volentieri il collo.

Ma è Natale, dobbiamo essere più buoni.
Si, più buoni per un giorno, più caritatevoli, più cristiani, più accomodanti.
Ci preoccupiamo anche di dare da mangiare ai poveri quel giorno, perché tutti devono festeggiare il Natale.
Almeno quelli sopravvissuti agli altri trecentosessantaquattro giorni di fame.

Fuori degli affollati supermercati ci sono persone che raccolgono beni di prima necessità per chi non è così fortunato da partecipare a banchetti e cenoni luculliani, fuori dei pochi negozi del centro sono i commercianti stessi a chiedere l’elemosina.
Si, lo so, esagero, ma di questo passo saranno sempre meno quelli che sopravviveranno a un’inevitabile chiusura.
Però ci provano, addobbano le vetrine nel migliore dei modi, cercano di vivacizzare il centro, finanziano luminarie di tasca propria, sopperiscono alla mancanza di un Comune sempre meno attento alle loro esigenze.

È Natale.
L’albero in piazza del Comune, la ruota panoramica(?)a piazza del Teatro, le bancarelle al Sacrario, gli spettacoli…già, dove gli spettacoli?
Le mutande rosse, il reggiseno rosso, la guêpière rossa, tutto l’intimo rosso.
Spesso anche il conto in banca…rosso.
E poi i cappelli, i guanti, le sciarpe, calzini e calzoni, gli ombrelli, gli orologi d’oro da cinque euro, le collane d’argento da due.
Tutto fa Natale.
Tutto verrà consumato in quei pochi giorni di festa.
Il Natale, Capodanno, l’Epifania.

E chi è diversamente giovane come me ricorda altri Natali, altri modi di festeggiare, forse più semplicità, forse meno esigenze.
La cena della vigilia, il pranzo opulento del Natale, la cena con tutto quello che era avanzato, la messa e poi la tombola.
Due palle….allora come oggi.

Sì perché se poi domandi a qualcuno cosa pensa delle festività, ti senti rispondere che vorrebbe addormentarsi e risvegliarsi dopo la Befana. Tanti, troppi, ti rispondono così.
Ma poi tutti a fare la fila per il torrone, il panettone, il pandoro, l’anguilla, il salmone, il cotechino, le lenticchie.
Perché Natale è Natale.

In pochi giorni si spende quanto basta per risanare i debiti di una intera nazione.
Ma va bene così, i consumi muovono l’economia, l’economia fa girare denaro, con il denaro ci si pagano le tasse, con le tasse ci si mantiene lo stato, lo stato mantiene parassiti e mafiosi, i mafiosi mantengono i politici, i politici regalano ottanta euro agli Italiani, con gli ottanta euro si incrementano i consumi.
Tutto come sempre, tutto nella norma.

Domani saremo tutti più ricchi spiritualmente, domani saremo tutti più poveri economicamente.
Ma Natale viene solo una volta all’anno, purtroppo.
O per fortuna?

Giancarlo Paglia.

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