REGOLAMENTO CONTRIBUTI: UN’OCCASIONE PERSA…

Il 6 novembre, nella seduta della IV commissione del Comune di Viterbo, era all’ordine del giorno l’esame del regolamento comunale sui contributi proposto dall’Assessore Barelli.

Tale regolamento, imposto dallo Stato per la corretta erogazione dei finanziamenti comunali, doveva essere la tanto attesa occasione per condividere le scelte e per costruire la trasparenza, la “Magna Carta” sulla cui concessione forze importanti della maggioranza avevano costruito la propria campagna elettorale. Era l’opportunità per cambiare marcia rispetto alle precedenti amministrazioni e favorire l’elaborazione di una visione comune per lo sviluppo non solo della cultura ma della città.

Il panorama all’indomani dell’approvazione appare, al contrario, misero e ogni entusiasmo si spegne.

Giunge ad approvazione nello specifico il tanto discusso art.15, che prevede la concessione dei contributi “di norma” secondo la disciplina espressa dal regolamento stesso. Viene quindi ampiamente giustificata ogni eccezione alla normativa a cui si è a lungo lavorato. In sostanza è l’amministrazione che decide cosa possa essere finanziato con un bando e disciplinato dal regolamento e cosa al contrario non ricada nella sua normativa e segua un percorso speciale.

Decide la maggioranza anche in relazione alla percentuale di budget che può essere destinata a contributi al di fuori del regolamento.

E’ logico che più alta sarà la percentuale erogata per progetti disciplinati dai bandi più reale sarà la trasparenza amministrativa del Comune. E anche qui quindi si va in contro tendenza rispetto alle intenzioni iniziali.

Mantenere un valore percentuale alto rispetto al budget intero a disposizione da destinare ai bandi dà inoltre l’opportunità di indicare con chiarezza le linee guida culturali che il Comune intende perseguire per lo sviluppo della città. Una strategia chiara e condivisa è quello si chiede all’amministrazione.

Riteniamo che un’indicazione precisa dei fondi da destinare a bando e non una definizione empirica (il “di norma” di cui sopra), sia il metodo corretto e veramente controcorrente rispetto agli errori ed orrori del passato.

Inoltre crede sia giusto e corretto nei confronti dei cittadini che hanno creduto in questo strumento di regolamentazione che le quote da destinare siano nettamente a favore dei bandi, almeno l’80%.

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