Proposta di legge regionale di iniziativa popolare NoVitalizi

PROPOSTA DI LEGGE CONCERNENTE

Modifiche alla Legge regionale 28 giugno 2013 n.4

in materia di vitalizi

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La presente proposta di legge mira a ripristinare una situazione di equilibrio ed equità tra i trattamenti economici dei vitalizi e i trattamenti pensionistici pubblici attualmente in vigore.

I vitalizi, anche se non rappresentano tecnicamente una pensione, svolgono una evidente funzione previdenziale del consigliere regionale cessato dalla carica, che la presente proposta di legge vuole preservare adeguandola alle vigenti disposizioni in materia pensionistica.

La giurisprudenza della Corte Costituzionale si è in realtà già pronunciata sulla possibilità di una modifica in peius, ovvero di una riduzione, dei trattamenti pensionistici in vigore, escludendo con chiarezza che li stessi rappresentino diritti quesiti.

In buona sostanza, la corte Costituzionale pone due limiti all’intervento retroattivo: che lo stesso sia ragionevole e non violi il principio di “affidamento”.

In base ai parametri dettati dalla Corte Costituzionale, quindi bisogna muoversi secondo un criterio di ragionevolezza, in primis, e di affidamento in secundis, dovendosi coordinare necessariamente il secondo con il primo.

E’ sicuramente indice di ragionevolezza di un intervento normativo la sua omogeneità con il contesto socio economico in cui è adottato e con il contesto legislativo in cui è inserito e considerando che il legislatore nazionale è intervenuto retroattivamente in materia pensionistica in più di un’occasione

Per quanto riguarda il parametro di ragionevolezza, si rappresenta che la seguente proposta non vuole l’abolizione di un trattamento con funzione previdenziale in essere, ma vuole un adeguamento dello stesso a quelli in vigore per tutti gli altri cittadini.

Inoltre i consiglieri regionali oggetto del presente intervento normativo, risultano aver già usufruito dell’assegno di fine mandato, che assolve una funzione indennitaria del tutto simile.

La Corte di Cassazione, ha anche affermato, in via incidentale la possibilità di reformatio in peius degli assegni vitalizi con la sent. n. 20373 del 2011, la cui motivazione ha ripreso le statuizioni rese dalla Corte costituzionale nella menzionata, fondamentale sentenza n. 289 del 1994.

Provvedimenti simili a quelli oggetto della presente proposta di legge, sono, del resto, già stati adottai anche dal Parlamento.

Sulla base di queste argomentazioni la presente proposta di legge vuole concretamente ristabilire l’equilibrio e l’equità tra trattamenti previdenziali pubblici e dei vitalizi.

Il primo intervento riguarda l’innalzamento del limite di età a 65 anni, conformemente a quanto stabilito dalla normativa nazionale in tema di pensioni di vecchiaia.

Il secondo intervento stabilisce un contributo di solidarietà sui vitalizi in erogazione in una misura conforme e proporzionale alla riduzione delle indennità stabilita con la legge 4/2013, e in spirito con la necessità di ridurre i costi della politica in un momento di crisi delle finanze pubbliche.

Il terzo intervento riguarda il parziale divieto di cumulo del vitalizio con altri vitalizi, con forme previdenziali pubbliche, e con la percezione di emolumenti pubblici. Detto intervento è strutturato in modo tale da garantire che al titolare dell’assegno vitalizio sia garantito il medesimo tenore di vita che gli garantirebbe la percezione dell’intero vitalizio. Nel caso in cui intervengano altri redditi pubblici da lavoro o pensioni pubbliche, la corresponsione del vitalizio è sospesa o ridotta automaticamente in misura tale da garantire il livello economico individuato dal vitalizio.

L’ultimo intervento riguarda i trattamenti non in erogazione, che saranno computati in base al sistema di calcolo contributivo. Le somme versate dai consiglieri della passate legislature come contributi per ottenere i vitalizi, verranno agli stessi riconosciute al fine della percezione di un trattamento calcolato sulla base del metodo contributivo. La Regione non dovrà provvedere a nessuna integrazione di detti importi, in quanto gli stessi sono maggiori degli importi previsti dall’art. 2 L.R.4 /2013 per il trattamento previdenziale dei consiglieri attualmente in vigore, non necessitando quindi alcun intervento integrativo da parte regionale.

 

 

Potrete firmare questa petizione popolare ai nostri banchetti e gazebo .

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