Piani integrati, siamo contrari per principio

Viterbo, 03 dicembre 2014

Scriviamo la presente per precisare quanto apparso sulla stampa locale in merito al recente voto in consiglio comunale sulla spinosa questione dei Piani integrati: si legge infatti che il voto dell’opposizione sarebbe stato più dettato da logiche politiche che da una reale contrarietà di principio.
Capiamo che giornali e redattori non possono correre dietro a un Movimento di cittadini per i cittadini, o forse non vogliono farlo, ma volere di cronaca quantomeno chiederebbe una esposizione dei fatti più obiettiva.

Il Movimento 5 stelle di Viterbo, anche in recenti articoli pubblicati su giornali on line ha sempre espresso con fermezza la sua contrarietà ai Piani integrati proposti dal Comune.

Guardando invece al voto favorevole espresso da SEL, non ce ne capacitiamo e siamo giunti alla conclusione che evidentemente il suo consigliere ha dimenticato cosa significhi il nome del suo partito. Ma non vogliamo oggi parlare della mancanza di coerenza di altri, i fatti sono sotto gli occhi di chiunque li voglia verificare, perché ci preme di più il mantenimento della nostra di coerenza.

Per coloro che si sono persi le puntate precedenti facciamo un piccolo riassunto: il Comune propone lo strumento dei Piani integrati concedendo nuove costruzioni in cambio della realizzazione di opere di interesse pubblico, a tutto vantaggio, a nostro modo di vedere, dei “palazzinari”. I Piani integrati dovranno essere realizzati nel rispetto del vigente PRG, ma si dimentica (volutamente?) che il vigente PRG è degli anni 70 e sicuramente non in linea con le severe norme attualmente in vigore; un esempio è il Parco delle Querce oggi a destinazione d’uso “servizi” che con le regole attuali sarebbe sicuramente diventato un’area a verde.

I piani integrati di riqualificazione urbana secondo la legge regionale dovrebbero essere infatti usati per il rinnovo o riqualificazione del patrimonio edilizio e del tessuto urbano esistenti, non per costruire in zone dove l’attuale PRG non prevede possibilità edificatorie e che vengono considerati invece edificabili solo in virtù dell’anzianità dell’attuale strumento urbanistico.Tutto ciò senza contare che l’eventuale prossimità di tali zone ad aree agricole permetterebbe di usufruirne, seppur in parte, per la costruzione di opere con destinazione urbanistica a servizi; cosa che alla fine si ridurrebbe nell’ulteriore erosione di aree altrimenti non edificabili

L’intenzione di stipulare, poi, convenzioni tra privati e Comune per regolare tale rapporto ci lascia perplessi; spesso infatti abbiamo rilevato il mancato rispetto di tali convenzioni da parte dei lottizzanti. Un esempio tra tutti è la mancata realizzazione di dette opere del “nuovo” quartiere San Marco a Bagnaia dove da ANNI i residenti sono, tra le altre cose, senza illuminazione pubblica malgrado i ripetuti solleciti dell’amministrazione al lottizzante, grazie anche ad una nostra interrogazione. Il Comune dovrà quindi recuperare i soldi della fidejussione stipulata a suo tempo e impiegarli a parziale copertura per la realizzazione delle importanti opere a servizio del quartiere, aggiungendo quanto manca.
Il sospetto che non si riesca ad ottenere il rispetto delle importanti e costose contropartite previste in queste convenzioni è forte, e la sensazione è che, a fronte di permessi a costruire palazzine su palazzine, non si vedano poi realizzate in cambio le opere di interesse pubblico previste.

Da tenere in considerazione, per avere un quadro il più ampio possibile, che in una recente analisi, il Sole 24 Ore fornisce i dati degli immobili nuovi e invenduti ogni 1000 abitanti; su una media nazionale di 15.78, Viterbo ha un triste record di 17.19; quindi chiediamo, a cosa servono nuovi alloggi se poi non si vendono? (link all’articolo del Sole 24 Ore)

Infine un ulteriore considerazione va fatta per quanto riguarda il rischio che qualora i piani integrati presentati non vedessero il conseguente avvio dei lavori in tempi congrui avremmo permesso una “prenotazione” a tempo pressoché indeterminato senza la possibilità di migliorare in alcun modo la vita dei nostri concittadini.
Volendo poi entrare nel merito della procedura, ricordiamo che la delibera approvata prevede 2 fasi: nella prima sono state individuate 4 macro aree di intervento, nella seconda fase andranno identificate volumetrie e convenzioni, ma questo passaggio verrà commissionato a pagamento a professionisti esterni con una spesa di circa 250.000 euro.

Quindi visti questi fatti, considerando lo spirito e il programma del Movimento 5 stelle non possiamo che essere fermamente contrari a nuove colate di cemento anziché al recupero del tessuto urbano esistente e possiamo quindi affermare che il nostro voto contrario in consiglio comunale sia stato motivato da un reale, e a nostro parere condivisibile da parte dei cittadini, dissenso nei confronti di questa iniziativa dell’amministrazione comunale.

MoVimento 5 stelle Viterbo

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