Legittima difesa.

Colpevolisti, innocentisti, giustizialisti e legalitari.
L’opinione pubblica si sta dividendo dopo i recenti fatti avvenuti a
Vaprio d’Adda, dove un pensionato ha ucciso un ladro che voleva
introdurglisi in casa.
Chi parla di eccesso di legittima difesa, chi vorrebbe addirittura dare una
medaglia al pensionato.

Quello che è certo è che molti stanno reclamando il diritto alla legittima
difesa anche con l’uso delle armi.
Lasciamo perdere il leghista Buonanno, che si è presentato in televisione
con una pistola per sostenere la sua proposta, da sindaco, di dare un
contributo a chi acquista un’arma.
Credo che simili gesti, da parte di un politico, vadano comunque condannati.
L’obiettivo del contendere è comunque se sia moralmente concepibile o meno consentire l’uso delle armi e la loro liberalizzazione.
Ovviamente a livello di discussione, visto che la legge si è già espressa in tal senso. Solo a livello di opinione.

Io confesso di essere spaventato all’idea di presunti giustizieri o
novelli sceriffi che vadano in giro liberamente armati.
L’uso di una pistola è ben più complicato della facilità del suo
eventuale acquisto.
E la capacità di usarla non sempre potrebbe essere accompagnata da una
buona dose di lucidità nel comprendere l’importanza o la gravità di
quello che si sta facendo.

Molti anni indietro, nel periodo di ferma militare, ho ricoperto il ruolo
di istruttore.
L’istruttore era quello che faceva il lavoro sporco, che sostituiva i
sottufficiali e gli ufficiali in quelli che sarebbe dovuti essere i loro
compiti.
E fra questi compiti, con il passare dei mesi, mi ritrovai, dopo adeguato
addestramento, anche a fare lezioni sull’uso delle armi.
Prima la teoria in aula, poi le esercitazioni con armi scariche e spesso
neanche funzionanti, infine sulla linea di tiro al poligono con armi
finalmente funzionanti e cariche.

Mi sono ritrovato davanti a ragazzi che, dopo aver dimostrato spavalderia
nelle esercitazioni, essersi spacciati per provetti tiratori, per
cacciatori con tre o quattro o venti fucili in casa, con l’arma in
mano hanno invece rivelato un timore e una fragilità di nervi a volte
anche esagerati.
Gente entrata nel panico al primo inceppamento del fucile mitragliatore,
facile per quel tipo di arma, gente a cui tremava la mano, gente incapace
di togliere una sicura o di inserire un caricatore.
Uno addirittura si voltò verso di me, praticamente puntandomi la pistola,
mentre armeggiava con una sicura che non gli riusciva di togliere.
Il cazzottone sul suo elmetto risuona ancora nell’aria del poligono di
Furbara.

Questo spaccato della mia vita, era solo per giustificarvi il perché del
mio timore in una eventuale diffusione facilitata di armi da fuoco.
Che poi, per quanto puoi essere addestrato, credo sia ben diverso sparare
su una sagoma di legno piuttosto che trovarsi di fronte un essere umano.
Riuscire ad essere tanto lucidi da capire se e quanto la tua vita sia in
pericolo, se usare o meno l’arma che hai in mano.

Molti dicono che è meglio essere protagonisti di un brutto processo
piuttosto che di un bel funerale.
Non posso dargli torto, ma non voglio neanche dargli ragione.
Forse sarebbe meglio insistere per avere una giustizia più severa con chi
commette reati, impedire che un ladro venga rilasciato prima che
l’agente che ha effettuato l’arresto…abbia finito di compilare
il verbale.

Una maggiore certezza della pena, invece della certezza dell’impunità,
potrebbe diminuire i reati verso il prossimo.
Non sono certo che il possesso indiscriminato di armi possa risolvere il
problema della delinquenza, da una parte, e del diritto a proteggersi,
dall’altra.

Per quanto scrivo non c’è purtroppo possibilità di contraddittorio, non
è prevista la possibilità di commentare.
Quindi prendete la mia opinione per quello che è: solo la mia opinione.

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