La città in attesa, la città sospesa.

Ascensori mai entrati in funzione.
Pensilina trasformata in un parallelepipedo di vetro che ancora non conosce la sua destinazione.
Cartellonistica mal tradotta che ancora aspetta di essere corretta, come aveva promesso il sindaco.
Migliore gestione della raccolta dei rifiuti e migliore pulizia della città ancora un lontano sogno.

Le fontane, nostri tesori da valorizzare e grancassa in campagna elettorale, desolatamente abbandonate a se stesse.
Teatro Unione che verrà riaperto nel 2015, anzi no, nel 2016, anzi no, nel 2017, anzi….
Che poi una volta riaperto si dovrà anche riempire. Riempire di spettacoli, di proposte teatrali, di cultura.
Ma con i geni che abbiamo a prendersi cura di quest’ultima…ho paura che resterà per sempre una scatola vuota.

La macchina ancora ferma a Milano, triste e sola in piazzali sempre più vuoti di vita, sempre più pieni dei rifiuti di uno smantellamento in atto.
Però intanto pensiamo al museo delle macchine, che forse servirà solo a parcheggiare quella del sindaco visto che è costantemente in sosta vietata.

A tal proposito, un vigile in sala del consiglio, al quale avevo fatto notare l’incredibile leggerezza, mi ha guardato e con sorriso enigmatico ha fatto spallucce. Magari come a dire: ecchè je posso fa se l’autista è de coccio?

Però, ancora, pensiamo alla riqualificazione, sacrosanta e necessaria, del cinema teatro Genio. E lo togliamo dalle mani di privati per affidarlo a quelle del comune che, non avendo soldi, lo riaffiderà sicuramente ad altri privati. Magari un poco più graditi.

Pensiamo alla Torre di piazza del comune, a come renderla fruibile ai cittadini e a un probabile turismo. Chissà, forse con un servizio di elicotteri, o con una deviazione del percorso degli ascensori di Valle Faul. Perché rifare la scalata interna, e farla a norma, a prova della percorribilità di decine di persone tutte insieme, è cosa veramente onerosa. Sicuramente bellissima, ma costosa. E in tempi di vacche magre….

Che poi preoccuparsi di far salire i turisti sulla torre e non preoccuparsi di dargli delle strade decenti per arrivare a Viterbo, è come organizzare una partita di calcio inutile visto che nessuno ha pensato di portare il pallone.

Questa è la città delle cose fatte a metà, del lasciare in sospeso.
E’ tutto in sospeso, per prima l’amministrazione.
Non si riuniscono commissioni, tra l’altro alcune anche senza presidenti da lungo tempo, non si riunisce il consiglio, non si risolve la crisi, il sindaco non prende decisioni in proposito, i dissidenti del PD non prendono decisioni, i fenomeni da Roma, invece, prendono tempo.

Viviamo nell’attesa. Nell’attesa che le cose si sistemino da sole, nell’attesa che il tempo faccia dimenticare, nell’attesa che qualcuno decida cosa fare da grande, nell’attesa che qualche pecora trasformi i suoi belati in ruggiti, nell’attesa che qualche leone torni ad appecoronarsi ai burattinai della politica.

O forse nell’attesa dell’ineluttabile fine.

Giancarlo Paglia

Articolo Precedente Articolo Successivo

Perchè non dai uno sguardo anche ad uno di questi articoli?